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Mappe per orientarsi

Come l’incrocio di percorsi che rappresenta, anche questa serie di acquerelli nasce dal bisogno dell’artista di orientarsi in un preciso momento storico politico e privato. 

“Ho cominciato ad usare acquerelli, ecoline e matita – racconta Tiziana – per una necessità di semplificare e ottimizzare il tempo che ho per esprimermi. Questa tecnica lascia molto spazio alla leggerezza: pennelli e colori scorrono senza forzature e questo gioco di forme fluttuanti ha incontrato in modo del tutto naturale il mondo del gioco dei bambini, che in questo momento frequento sempre più per lavoro, oltre che in famiglia” 

Le mappe danno una visione d’insieme immediata e al tempo stesso una prospettiva differente: rispondono alla domanda su dove siamo e dove siamo diretti e ci pongono assieme al di fuori, al di sopra e oltre ciò che il percorrere quel cammino comporta.
In questa serie di lavori il viaggio a volo d’uccello ci fa planare su paesaggi della coscienza su cui corrono sentieri rassicuranti, perché mostrano che un posto dove andare c’è sempre.
Il punto di vista dall’alto restituisce a quei paesaggi sognati una bidimensionalità che lungi dall’appiattirli li arricchisce della dimensione della conoscenza.

“Io, come tanti, sono sempre stata affascinata dalle mappe – continua l’artista – anche i bambini lo sono e mio figlio ne ha disegnate molte. Io l’ho osservato ammirata perché era riuscito a spostare il suo punto di vista frontale a quello dall’alto regalando una visione molto gioiosa e giocosa ai suoi disegni. Allora ho imparato da lui”.

La preziosità delle mappe, che rimandano alla conoscenza di sé e del mondo e soprattutto alla conoscenza di sé nel mondo, si riflette in queste opere attraverso architetture minimaliste e tavolozze armoniose che danno loro un tono lirico.
E la poesia non termina nel tratto sottile dei percorsi o nelle macchie di colore che compongono le terre e i continenti della coscienza, ma prosegue nello sguardo dell’osservatore che è naturalmente indotto a seguire quei cammini, a crearne di alternativi, a riconoscervi i propri luoghi reali e sognati, in mezzo all’ignoto rappresentato dallo spazio bianco del foglio, che in questo modo assume una direzione e quindi un senso.

 

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Il tavolo della quarantena

Non c’è stato spazio in questa quarantena per troppe riflessioni, ma d’un tratto un luogo ha cominciato a riflettere quello che accadeva in casa giorno dopo giorno: il tavolo della cucina è diventato infatti il fulcro di ogni mia attività, un punto fermo, il luogo che a fine giornata ha accolto tutto ciò che un tempo dilatato e assieme compresso apportava quotidianamente.

E come attraverso un processo di osmosi se da un lato la tovaglia è potuta diventare la base per i miei dipinti selvaggi, dall’altro ha restituito sotto forma di oggetti tutto quello che uno spazio condiviso vedeva passare.

Il tavolo è infatti uno spazio comune attraverso il quale passa tutta la famiglia: i segni lasciati da ciascuno sono altrettanti frammenti di un unica realtà che prende forme variegate e cangianti come gli umori, i gesti e i pensieri che sono trascorsi accanto e sopra di esso.

In questa serie di fotografie ho voluto immortalare proprio questo, ogni pezzetto di vita può forse trovare così il suo posto nel quadro del tempo trascorso.