Tales

(2019)
 

“La favola -afferma Tiziana- è il luogo dove tutto è possibile, anche la verità. Il linguaggio delle favole arriva delicatamente nelle nostre zone oscure”.

È in quell’avverbio “delicatamente” che risiede la chiave di lettura di questa nuova serie di opere.
Tiziana ci accompagna in modo lieve lungo sentieri che portano là dove è più difficile addentrarci.
A meno che non si torni ad usare il linguaggio dei bambini, a meno che non si sia disposti a recuperare quello sguardo disinibito e non ancora mediato sulle cose, anche le più sporche e scandalose.

Sono cammini sinuosi lungo i quali tornano i temi cari all’artista.
Gli “animali nascosti” innanzitutto, quegli spettri, quelle ombre che prendono forma nello spazio vuoto tra le cose.
Ma anche i mille frammenti colorati in cui si trasformano i fluidi vitali nel momento in cui questi diventano ferita.
E poi la natura, lo spazio che alla fine permette di costruire tracciati che guidino i passi anche dove la coscienza non vorrebbe più procedere.

La favola è soprattutto la rappresentazione di un processo in cui le libere associazioni ci conducono dove ancora non sappiamo, ma dove presumibilmente anche quello che è stato sporcato può raffinarsi e rifiorire in mille petali colorati.