Carnival

(2019)

 

Coriandoli. C’è qualcosa di invasivo in questi frammenti di carta colorata che hanno la capacità di penetrare ovunque e persistere sorprendentemente nello spazio e nel tempo, nascosti negli abiti, tra i capelli e in ogni possibile anfratto.
Il fatto che in questa serie di incisioni essi vengano imbrigliati, circoscritti in perimetri definiti, trattenuti in forme chiuse, sembra rispondere ancora una volta all’esigenza dell’artista di trovare un ordine, una regola, una trama spaziale che possa dare un senso al Caos.

È un puzzle quello che Tiziana Lutteri cerca qui di ricostruire, il cui disegno non risulta però essere affatto definito. Esso coincide piuttosto con un fluido in movimento, proprio come lo sono gli umori che circolano nel nostro corpo, come il sangue soprattutto che viene qui trasfigurato in modo da perdere tutta la sua violenza materica. Esso prescinde così da qualunque contatto semantico con la ferita e diviene libero di esprimere la sua valenza di fluido vitale, veicolo di energia, sorgente di idee, sogni e personalità.

Non è quindi solo dal punto di vista formale che questa serie di incisioni si allaccia a quella degli Animali nascosti: vi troviamo la stessa ricerca di sublimazione della violenza, lo stesso anelito a fissare l’attimo che crea dolore in una forma che ne faccia astrazione.

Al tema dei coriandoli si unisce poi quello della maschera.
Più che di travestimento si tratta qui dell’aspetto che prendono le pulsioni primordiali nel loro affiorare dal profondo verso la superficie: Eros e Tanathos non hanno bisogno di volto né forma ma possiedono tutti i colori.